PARLIAMO DI LEADERSHIP FEMMINILE

Una riflessione sul tema

Dott.ssa Cristina Marchi

Buongiorno a tutti,

in questa settimana mi è stato richiesto cosa pensavo riguardo la leadership femminile. Sarò onesta con voi tutti, non mi sono mai soffermata a pensare troppo a questo tema. Ma vorrei condividere con voi le domande che mi hanno posto e le riposte. Sarebbe interessante sapere se anche voi la vedete allo stesso modo…

Relativamente alla leadership femminile in ambito aziendale, desidererei il tuo punto di vista in riferimento a:

L’esistenza o inesistenza concretamente di uno stile di leadership e un approccio comunicativo tipicamente femminile, in quanto adottato dalle donne leader in modo naturale (per esempio più empatico,…) e quali sono le principali caratteristiche.

Vedi anche le risposte alla domanda sulle soft skills.

Confermo che le donne hanno un modo di relazionarsi al lavoro completamente diverso da quello maschile. L’uomo sente subito l’esigenza di trovare un gruppo di appartenenza e cerca alleanze maschili. La donna, allo stesso modo, desidera non essere esclusa. Tuttavia, qualche volta viene tagliata fuori dal gruppo di altre donne. Di questo posso parlare perché ho vissuto questa brutta esperienza ma nonostante tutto io credo nella forza delle donne sul mondo del lavoro.

Ritegno comunque che risposte sui comportamenti femminili negli ambienti lavorativi dovrebbero essere forse ricercate anche nella biologia e nella sociologia (molto dipende dal momento storico in cui sei cresciuto, la cultura, l’ambiente famigliare in cui sei cresciuto).

Un’altra cosa che ho imparato passando tante ore con gli uomini che hanno dei lati positivi: sono diretti e vogliono risolvere la questione in via definitiva affinchè non ripresenti il problema, a costo anche di implementare nuove procedure. Ho sempre visto in senso positivo questo loro modo di agire. Io penso che dovremmo imparare dagli uomini, osservarli, ascoltarli, e agire allo stesso modo. Ovviamente questo non vuol dire “imbruttirsi” come ho sentito dire e fare da parte di alcune donne cinquantenni. No! Perché dovremmo rinunciare alla nostra femminilità!

Cerchiamo invece di fare squadra, concentriamoci sulle cose importanti, lasciamo da parte le sbavature, andiamo ai risultati concreti, anche a costo di essere meno precise, meno perfette.

Una battuta: I loro argomenti del lunedì sono molto semplici: parlano di calcio! E noi parliamo dei figli o di come abbiamo trascorso il week end. Alla fine non siamo diversi!

Lo stile di leadership e approccio comunicativo più efficaci ed efficienti che una leader dovrebbe adottare

Non so se esiste uno stile di leadership sicuramente è fondamentale farsi sentire, farsi valere e chiedere gli spazi necessari per poterci esprimere come professioniste. Nella mia esperienza personale, mensilmente mi trovo a confrontarmi con i relativi responsabili commerciali e il board aziendale. Non sempre si è dimostrata un’esperienza felice: ho vissuto momenti di frustrazione, rabbia, difficoltà, alienazione fino a quando non ho capito che noi donne dobbiamo farci sentire e intervenire anche se non ci viene chiesto, semplicemente alla pari degli altri, per dire la nostra opinione. Raramente mi hanno chiesto cosa ne penso. Dobbiamo essere noi a prenderci gli spazi giusti. Attenzione però, quando interveniamo, facciamo con intelligenza e portiamo sul tavolo argomenti ben pensati perché gli uomini, come ben sapete sanno fare squadra molto bene tra di loro, e tanto possono apprezzare gli interventi in comune accordo, tanto posso disprezzare e sgretolare la professionalità degli altri partecipanti alla riunione, comprese noi donne.

Un altro punto importante che ho vissuto sulla mia pelle è “credere in sé stesse”, è fondamentale perché se non siamo sicure si sente subito, si avverte. Quando dovranno scegliere a chi affidare un progetto importante valuteranno anche la nostra sicurezza e anche se non ci manca nulla rispetto ad un uomo, questo potrebbe essere un aspetto di cui tenere conto.

Punti di forza di una leadership femminile e di debolezza oggi/soft skills sopratutto comunicative mancanti

Nel 2018 ho organizzato una tavola rotonda sul tema delle soft skills https://www.cmarketing.it/tavolarotonda/  (vedi se ti può essere utile).  Se poniamo il tema dal punto di vista del genere femminile, sento l’esigenza di dirti che dobbiamo fare ancora molta strada all’interno delle aziende. Tra tutte le soft skills qui elencate senz’altro le donne hanno un buon pensiero critico e attitudine a risolvere i problemi. Per altro l’intelligenza emotiva di qui sono dotate diventa un fattore distintivo di grande importanza per le aziende perché sanno cogliere prima le sfumature, permettendogli di intervenire, se necessario, anziché lasciar perdere.

Tra i punti di debolezza mi sento di dover assolutamente dichiarare che le donne non sanno fare squadra disperdendo molte energie che potrebbero utilizzare nel lavoro. Personalmente impegno molto più energia nelle relazioni con le persone (uomini e donne) e spesso devo dire che è più difficile lungo il percorso per trovare un punto di accordo con il genere femminile, sarà forse perché la nostra natura ci porta a fare dei ragionamento più ampi nel tempo e nello spazio. Del resto per tanti anni siamo state relegate ad occuparci della casa, dei bambini e a difendere la nostra famiglia perfino dalle eventuali “pretendenti”. All’alba del 2020 dopo tanti anni dal 1968 non abbiamo ancora preso consapevolezza che siamo libere, indipendenti, e molto capaci, non ci manca nulla a confronto con gli uomini. Ma per favore non ghetizziamoci con le quote rosa, non credo sia una soluzione. Piuttosto dobbiamo incoraggiarci e riconoscere la leadership di una collega e farla andare avanti, sostenendola quando ne ha bisogno.

Non meno importante è che spesso vogliamo over-performare per dimostrare che siamo brave, o eccessivamente precise, ma forse questo non è così necessario. I nostri colleghi conoscono benissimo le nostre potenzialità e i nostri punti deboli, altrettanto dovremmo fare noi di loro. Non dobbiamo pretendere troppo da noi stesse, ma dovremmo pretendere di essere pagate alla pari di un collega nella nostra stessa posizione. Lavoro con una multinazionale e al board di questa realtà e il team di marketing è composto in modo gerarchico da soli uomini, io sono nel gruppo dall’inizio, non mi hanno scelta, mi sono semplicemente ritrovata dentro al team. La mia più grande soddisfazione che stata il vedermi affidati dei progetti europei (sviluppo di n.24 pack multilingua e operazione di raccolta punti per 5 Paesi europei)  che ho saputo portare avanti alla pari di qualsiasi altro collega.

Mindfulness: se l’hai mai utilizzata, se porta dei reali vantaggi e se dovrebbe essere utilizzata dalle leader. È un approccio che si presta maggiormente ad essere utilizzato dalle donne leader perché più in linea con la loro natura oppure non vi sono differenze con il genere maschile?

Se per mindfulness intendiamo quanto riportato da Wikipedia “Con mindfulness si intende un’attitudine che si coltiva attraverso una pratica di meditazione sviluppata a partire dai precetti del buddhismo (ma scevra dalla componente religiosa) e volta a portare l’attenzione del soggetto in maniera non giudicante verso il momento presente.”

Credo di averla portata avanti senza averla studiata. Dobbiamo imparare a vivere nel qui e ora, a non giudicare tutto quello che succede, a oggettivare, non farsi prendere dalle prime istintive reazioni. Questo è molto importante e diverse volte è capitato anche a me di essere istintiva, ma di dovermi ricredere poi. E qui dobbiamo frenare la nostra emotività, pensare, razionalizzare e agire.

In modo secondario: discriminazioni o difficoltà derivanti dall’essere donna leader vissute in prima o terza persona (maternità, dubbi sulle modalità di ottenimento del ruolo,…) e brevemente quali potrebbero essere le soluzioni che la leader stessa può attuare.

Non ho mai avuto figli quindi posso parlare solo per esperienze sentite da altre donne. Proprio ieri ad un incontro con un gruppo di donne della Inner Wheel di nuova generazione, neocostituito di cui faccio parte anch’io, una donna raccontava le difficoltà vissute durante questo periodo. Durante la sua maternità è stata sostituita da un uomo, che al suo rientro ha appreso essere diventato il suo capo, pagato molto di più di lei. Dopo qualche anno, anche per ragioni personali, ha dovuto licenziarsi per dedicarsi alla famiglia. Il lavoro del marito era ben più importante del suo e quindi lei ha fatto la scelta di rimanere a casa.

Ho sentito molte mamme sentirsi in colpa per essere al lavoro quando i loro figli sono alla scuola dell’infanzia anche per il fatto di dover dipendere dall’aiuto degli altri: nonni, zie, suoceri,.. incastrando la loro vita come un puzzle.

Ho conosciuto mamme che sono arrivate all’esasperazione nella gestione dei figli/lavoro/scuola/impegni post scuola dei figli.. Alcune hanno rinunciato al lavoro, altre hanno decido semplicemente di non fare carriera e cercare un posto più comodo, vicino a casa, part time che le permettesse di “sopravvivere” in questo girone dell’infermo!

Punto importante: soluzioni aziendali concrete ancora mancanti per incentivare la leadership femminile al pari di quella maschile e, secondariamente, per ridurre le discriminazioni/difficoltà.

Secondo me c’è molto che possiamo fare:

Possibilità di lavorare da casa come se si fosse in ufficio. Dare al dipendete gli strumenti pc, mobile, collegamenti e strumenti utili per collegarsi ai server aziendali e operare come se fossero fisicamente in azienda.

Avere strutture vicino al posto di lavoro convenzionate o pagate anche in parte, dalle aziende. Virtuoso è l’esempio di Calzedonia che ha costruito un asilo all’interno dell’azienda.

Pagare le donne alla pari di un uomo, le fa sentire apprezzate, stimate e ne incrementa il rendimento, tutti operano verso un fine comune.

Incoraggiare le mamme a lavorare, farle sentire apprezzate e importanti per il lavoro che svolgono nelle aziende. Spesso le donne sono impiegate in ruoli operativi quotidiani fondamentali senza i quali un’azienda non potrebbe andare avanti.

Noi donne siamo importanti per le aziende, non dimentichiamocelo! Chiediamo garanzie, avanziamo richieste e facciamo promesse (anche se sappiamo di correre il rischio di non poterle mantenere) es. voglio rientrare il prima possibile dalla maternità, anzi se mi dotate di un pc posso già iniziare a lavorare qualche ora da casa…

Garantire la loro posizione lavorativa al rientro, non solo come posto di lavoro ma anche nel ruolo di responsabilità che ricoprivano prima. L’ho visto tante volte, al rientro dalla maternità, la donna è ricollocata in un ruolo diverso da quello che svolgeva prima.

Cerchiamo di non farle sentire sole, supportarle anche con dei coach nel lavoro o psicologhe se necessario.

Una raccomandazione per le donne, fatevi aiutare di più dai vostri mariti, possono prendersi la paternità!

Piccola appendice finale. Vorrei aggiungere che da sempre l’uomo ricerca posizioni di potere, è importante per sé stesso e per la sua famiglia. Tra tutte le sue forme di potere ci sono il lavoro, i vari ruoli che un uomo riveste al di fuori della famiglia, i titoli e i premi, e i benefit, i bonus e lo stipendio. La donna ha meno fame di “potere”, se mi permettete di poterlo chiamare per quello che è veramente: il potere! Questo condiziona tutti i comportamenti e spesso la donna fa un passo indietro per lasciare all’uomo l’opportunità di fare la sua scalata al potere.

di Cristina Marchi

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